Ogni sapere è morto se non si muove da un uomo all'altro, da un mondo all'altro, da un cuore all'altro...

NOTE DI SINTASSI SANSCRITA


1- La particella ITI

La particella iti è davvero molto usata nella lingua sanscrita: si tratta in pratica di un avverbio dimostrativo traducibile in generale con "così", "in questo modo".

La particella è posposta, quindi fa riferimento a ciò che la precede: un'eccezione a questa regola è rappresentata dai testi in poesia che, come ovvio, hanno maggior libertà nel posizionamento degli elementi della frase (nelle espressioni come ityuvaaca o itiuktaH solo per fare qualche esempio diffusissimo).

L'uso più diffuso della particella è quello di introdurre un discorso diretto: braahmaNa aagacchat iti avadat.
In realtà frasi come quella d'esempio possono essere tradotte sia con il discorso diretto ("il brahmano diceva: '...') sia con il discorso indiretto ("il brahmano disse che...").
In sanscrito infatti anche il discorso indiretto è reso con la particella iti senza possibilità di distinguere facilmente le due sfumature come è invece possibile nell'esempio qui di seguito:
tebhyaH pratijJaaya nalaH kariSya iti

Iti si accompagna a verba dicendi e sentiendi.
Il verbo può anche essere sottinteso: vane toyam iti praadhavat ("corse [pensando] che ci fosse dell'acqua nella foresta").

A volte questa particella è usata per segnalare un'onomatopea o anche un gesto:
bahiSTe astu baal iti (onomatopea)
iti agre kRSaty atheti (gesto)

La particella iti fa parte di un uso idiomatico perché esprime l'oggetto di verbi di:
  • conoscenza
  • pensiero
  • credenza e/o opinione
  • riflessione
  • dubbio
  • entusiasmo
  • meraviglia
Con iti è possibile esprimere anche la causa o il motivo di un'azione e l'oggetto di un proposito e di un desiderio.

Esempio 1 -  iti per esprimere il contenuto di un pensiero: caakhyeyamasmai caaNakyo lekhyatiiti

Esempio 2 - iti per esprimere cause di emozioni e giudizi: dharmazaastraM paThatiiti kaaraNam

Esempio 3 - iti per esprimere proposito o desiderio: kaaryaaNi na sidhyanti iSyante ca syuriti

La particella iti si compone con altri termini:
ititha = così tanti (in numero)
itivat = in questo modo
ityartham = per questo scopo


2 commenti:

  1. Note di sintassi sanscrita: il PASSIVO 1

    Non solo i verbi transitivi possono essere costruiti passivamente, ma anche alcuni verbi intransitivi che realizzano in questo modo una sorta di costruzione impersonale. Questa costruzione in sanscrito si chiama bhaave.
    Esempi:
    duHkhena gamyate
    vanaM mayaa gamyate
    tena nagaraM gamyataam
    Altro caso interessante è con la radice sthaa. In sanscrito la frase italiana "io sto a casa" si renderebbe come "si sta nella casa da parte mia"* cioè gRhe mayaa sthiiyate.

    Con la radice bhuu al passivo il nome del predicato può essere espresso al caso Strumentale.
    Esempio:
    tair asmaaakaM mitrair bhuuyataam.

    Il soggetto della frase attiva in Nominativo, nella frase passiva viene espresso al caso Strumentale.
    Esempi:
    iSubhir aadityo'ntaradhiiyata.
    kSatriyo raajJaa hanyate.
    ahaM tena dRzye

    Spesso il passato di un verbo al passivo è espresso con il participio passato passivo che concorda in genere e numero con il soggetto logico del verbo: netraaNi samaaplutaani vaariNaa.
    Il participio presente passivo invece si forma solo con verbi transitivi.

    I verbi che reggono il doppio Accusativo conservano solo un elemento all'Accusativo mentre il secondo elemento passa al Nominativo.
    Esempio: sa maaM puruSaaNi uvaaca > tena ahaM puruSaaNi uktaH.
    Nel caso dei verbi di "dire" infatti la cosa detta resta al caso Accusativo mentre il complemento di termine che nella frase attiva è all'Accusativo viene espresso dal Nominativo.
    Esempio: sa na kim apy ucyate.

    RispondiElimina
  2. La radice tap al passivo assume un significato attivo se si riferisce al tapas.
    Esempio: tapyate tapastaapasaH.

    Per l'aoristo, il futuro e il perfetto è l'aatmanepada a svolgere la funzione passivante. Se ne deduce che in certe espressioni le costruzioni al passivo sono espresse dalla voce aatmanepada con la conseguenza di dover distinguere opportunamente la sfumatura media da quella passiva, problema in generale non riscontrabile per il sistema del presente.
    L'eccezione da tenere presente è che esistono alcune forme di aoristo passivo, solo alla terza persona singolare.
    Esempi: adarzi (dRz), akari (kR), adami (dam).

    RispondiElimina